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Sabato delirante…

Sabato qualcosa di carino è uscito. Ora ci siamo presi il tempo per riascoltare il delirio vocale di Mauro e valutarne l’impatto.
Intanto sono iniziate le correzioni di alcuni colpi di batteria non completamente a tempo e i relativi aggiustamenti degli uno con gli altri strumenti.

Le parti di Pianoforte e seconde voci sono state completamente concluse nei sabati precedenti. Ora, una volta conclusasi la correzione di cui sopra, si cominceranno gli ascolti semi-mixati per comprendere come arrangiare definitivamente le parti chitarristiche, in contrappunto con le voci e il pianoforte.

Insomma, la navigazione procede!

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agogica a gogo

Rieccoci dunque! Per motivi legati ai mille impegni di Mauro e diecimila di MIchele si è stabilito che le sessioni di registrazione e prove legate agli arrangiamenti avverranno tutti i sabati.
Questo naturalmente significa che i tempi si allungano, ma il lavoro procede nonostante tutto. Questo in fondo è quello che conta!

Ecco dunque cosa si è proceduto a fare in due sabati mattina:
– registrazione della pressochè totalità dei cori estranei alla voce principale. Manca solo il coro dei marinai all’inizio di "leva l’ancora" (o "Partenza" che dir si voglia) che prevede cinque voci simil lirica. Non sarà uno scherzo…
– abbiamo stabilito finalmente come concludere la suddetta canzone ("leva l’ancora" si ecco)! Dopo aver provato cori, arrangiamenti a parti late con violini, controcanti con violino solista abbiamo accertato che l’atmosfera migliore veniva creata da: pianoforte solo e voce quasi sussurrata, il tutto assolutamente, naturalmente, fondamentalmente senza tempo!

Ecco dunque una buona novità dell’album per noi Minstrel. In questo periodo musicale la scena prog (e non solo) è invasa da buonissima musica, registrata assolutamente a tempo, senza quindi nessuna specifica indicazione agogica. Nessun rallentato, nessun crescendo, nessun cambio ritmico metronomico. Ci sembra assolutamente giusto per certe sezioni musicali. Ma in certe altre tutta questa precisione distrugge il pathos delle note stesse!
Ecco dunque la decisione: abbiamo scelto alcune parti in cui il pianoforte solista (con o senza voce) viene suonato senza nessun vincolo metronomico, con i naturali crescendo e diminuendo di una esecuzione "live".
Questo ha portato una nuova atmosfera nella musica. Se in Faust potevamo giocare con i timbri orchestrali delle partiture per synth, in Moby Dick abbiamo voluto tentare la carta del "solo pianoforte", per rendere il tema più crudo, più reale, più live, più artigianale… a nostro avviso più Ahab!

Una scelta non facile, come potete immaginare, visto che oggi giorno il "ripieno" la fa da padrone, ma è una bella sfida che speriamo non ci porti proprio così male.
Il "ripristino" (dalla musica classica chiaramente) di un’esecuzione senza tempo, con agogiche marcate, è dunque fondamentale per recuperare parte delle atmosfere perse.

A noi per ora il risultato ci convince!

A presto!


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