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OUT!

Born in 1991, Minstrel had an outstanding musical approach from the very beginning, using progressive rock in order to combine  the different inspirations of the band members.
A first demo called “New Life” and especially their second effort “Faust” represented the steps of their musical growth, while “Ahab” surely is the winning post  of their development.
Minstrel’s style bases on three diffenrent musical traditions: classical music (the vocals of Mauro Ghilardini), progressive (the band’s stunning rythmic section) and rock (the Hendrix-inspired guitar of Michele Savoldelli).
This concept CD is dedicated to the mortal journey of Captain Ahab as told in Melville’s Moby Dick, and is characterized by classic guitar riffs, hard rock rythms, the astounding lyrical vocals, in Ahab the typical concept opera meets theatre, operatic melodies, heavy sounds and typical Italian prog rock.
The story of the captain of the Pequod is told by dramatic metal passages, romantic piano interludes, pinkfloydish guitar solos, long opera melodies (with Italian lyrics), and fierce fusion slaps. While Ahab identifies himself with the band, substained by piano only, the fabolus white whale is represented by the  orchestra.
This is a true an dunique gem of Italian prog rock in the usual deluxe vinyl replica format, with probably the best artwork that has been ever produced by AMS Vinyl Magic. First copies will include a fantastic limited edition poster!

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Note di regia

In attesa della "Scure della censura stalinista" del produttore esecutivo, pubblichiamo quanto redatto dai membri del gruppo come presentazione dell’album e del gruppo stesso.
L’album oramai è IMMINENTE!

L’attesa sta per finire.

I Minstrel nascono nel 1991 e fin dagli esordi si contraddistinguono per la peculiarità delle composizioni che tentano, attraverso il solido e strutturato linguaggio del progressive di stampo italiano, di unire le diverse ispirazioni musicali dei componenti del gruppo.

La produzione di un primo demo album intitolato “New Life” e soprattutto del secondo long play “Faust” segnano le tappe di questo tentativo, che trova in “Ahab” un punto di arrivo.

Già il secondo lavoro, difatti, segna una buona maturazione della band verso il proprio stile compositivo, fondato principalmente sulla fusione di tre tradizioni musicali distinte: quella classica (sostenuta dal cantante Mauro Ghilardini), quella Progressiva (sostenuta dalla compagine ritmica del gruppo) e quella Rock (grazie alla chitarra di hendrixiana memoria di Michele Savoldelli).

Per ovviare all’ovvio rischio di un meltig-pot innaturale, la soluzione che il gruppo adotta è la ricerca di una sorta di “teatralità sonora” a cui fare capo. L’ausilio classico del concept album diventa quindi la decisione prevedibile e naturale di questo processo compositivo, che sfocia prima nei testi di “Faust” e poi in quelli di questo ultimo “Ahab”

Parecchie le somiglianze fra i due concept finora prodotti, come notevoli restano le differenze, soprattutto musicali. Entrambi affondano nella grande tradizione letteraria il loro percorso narrativo e teatrale, entrambi raccontano di un’ideale ricerca umana, illustrando un affresco metaforico che funge da archetipo dell’analisi che ognuno di noi attua verso il senso della propria vita

Ma i personaggi protagonisti sono totalmente agli antipodi e con essi, per chiara logica teatrale, lo sono anche i risultati musicali.

Se infatti l’eterno ricercare del Faust veniva ripercorso attraverso enfatici arrangiamenti orchestrali, gestendo le chitarre come violini primi d’un organico classico, il viaggio mortale di Ahab viene rivelato spesso con classici riff di chitarra, sorretti da una ritmica tipicamente hard rock. Questa scelta trova fondamenta nella volontà di costruire musicalmente personaggi sfaccettati e coerenti, al di là delle scelte personali dei componenti del gruppo, delle aspettative del mercato o della moda progressive del momento. Ecco il motivo per certe scelte stilistiche. Il monologo rispetto ai dialoghi cantati di Faust denuncia l’ineluttabile solitudine di un uomo che ricerca la redenzione nella forma della vendetta egoistica; una selva di frasi spesso ai limiti della declamazione concitata, espresse da chi ha scelto la dannazione di sé fino all’ultimo, prendono il posto del cantato etereo, puramente lirico, di un Faust lanciato verso l’empireo.

Le differenze infine si fanno sentire anche in termine di produzione artistica. Da una scarna ed essenziale, con poche sovraincisioni e un mix all’italiana cristallino, si giunge ad una barocca produzione, concepita per il solo studio, con sovraincisioni continue e mix/master spesso rabbiosi, in stile americano, proprio come l’animo del protagonista e le vicende che vive impongono.

L’obiettivo finale, ultimo, resta invece fisso: creare un unicum musicale e testuale che narri una vicenda archetipica, intrecciando sfumature teatrali, trame melodiche operistiche, slanci metal e aperture tipiche del più classico prog rock italiano.

Pertanto la vicenda del capitano della Pequod viene ripercorsa attraverso sprazzi metal, aperture romantiche per solo pianoforte, assoli pink floydiani, lunghe melodie di tradizione operistica, feroci slap in stile fusion. Particolare infine la scelta, non certo originale, ma ben gestita, di identificare Ahab con la band,sostenuta dal solo pianoforte, e la favolosa balena bianca, irraggiungibile archetipo divino, con l’orchestra. La canzone finale, “Morte”, è dunque la somma e lo scontro fra le due visioni: quella orchestrale di Faust e quella rock di Ahab, che trasporta l’ascoltatore fino all’apice del cd, il quale sfuma, lentamente, verso una nuova rinascita di kubrickiana memoria, o forse solo un ricordo nichilista dell’infanzia oramai irraggiungibile. Il finale è aperto poiché la ricerca è la vita stessa di ogni essere umano. E forse questo cammino non si concluderà nemmeno con la morte.


E’ FATTA!

Giovedi 10 settembre 2009 il contratto è stato firmato. Ora non bisogna far altro che attendere i tempi tecnici che permetteranno, finalmente, di pubblicare il nostro Ahab.
Ecco il momento topico, fotografia del secolo.



Per festeggiare l’evento pubblichiamo in anteprima, per i lettori silenti (ma sempre presenti viste le statistiche del sito, grazie!), la superba copertina dell’album, creata ad hoc dall’artista Vittorio Giudici, che ha seguito anche la parte grafica dell’intero libretto.
Una breve curiosità: il viso che vedrete nella cover nasce da una fotografia di una scultura di legno, creata da Giampaolo, il batterista, intitolata proprio Ahab.
La scultura è stata esposta in varie mostre che Giampaolo ha tenuto nel Nord Italia e, a detta di molti, resta finora una delle sue migliori creazioni artistiche.



Che ne dite? Vittorio ha tentato con la sua fantasia grafica di ricreare il mondo epico, sanguinolento e selvaggio che crediamo di aver composto noi, con la nostra musica. Per quanto ci riguarda, ci è riuscito a pieno!


In arrivo…

logo
Grazie a Matthias, forse il lavoro di tre anni, descritto in questo blog, vedrà la luce con distribuzione fisica e virtuale in tutto il mondo.
A presto, con delle news riguardanti le ultime scelte sulla grafica e, magari, la data di uscita di AHAB!

Stay tuned!


And to stalk, I must sail…

"…to sail, I must suffer;
to suffer, seek;
to seek, dream;
and to dream… Die.
"

Marion from the great NYC, traduttrice di fama (spicca nel curriculum un certo Gianmaria Testa…) e amica fidata, ha concluso a tempo di record (e qualità finale straordinaria) le traduzioni di tutto il disco Ahab!
Gli ultimi, epici, versi sono la sua traduzione alla nostra canzone finale. Sono le ultime parole del nostro Ahab, nella lingua cara a Melville. Un altro passo verso la chiusura di tutto il lavoro.

Grazie Marion!


Alcuni aggiornamenti

Dopo la conclusione dei mix abbiamo finalmente portato al Mastering Engineering le traccie stereo a 24 bit sulle quali si è già messo al lavoro. I master di prova sono davvero soddisfacenti, possedendo valori di RMS alti uniti ad una buona resa dinamica dei pezzi. Grande!
Nel frattempo abbiamo cominciato a scrivere i thanks e le caratteristiche tecniche. Ma, soprattutto, abbiamo incaricato delle grafiche un amico/grafico/geniaccio/artista che risponde al nome di Vittorio Giudici, che dopo circa un mesetto di lavoro ci ha consegnato dei layout davvero splendidi!

In pratica fra poche settimane avremo in mano i layout di stampa e il glass master. A questo punto cercheremo una casa discografica o un editore disposti a credere in questo progetto. In caso che nessuno si assuma questo "rischio" faremo da noi. Il disco, in un modo o nell’altro, uscirà: su questo siamo convinti!


Heart of darkness

JIMMY
Why does Marlow keep going up the river, why doesn’t he turn back?
HAYES
(shrugs)
There’s a part of him that wants to, Jimmy. A part, deep inside himself that sounds a warning, but there’s another part, that needs to know … that needs to defeat the thing which makes him afraid.

"We could not understand because we were too far and could not remember, because we were travelling in the night of first ages, of those ages that are gone, leaving hardly a sign—and no memories." *

Il viaggio del mix finisce oggi. Ora tocca al mastering fare la sua parte.
Sembrerà incredibile, ma l’uscita del disco si avvicina.

* taken from "King Kong" script, written by Peter Jackson & Fran Walsh


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